La guerra di Troia a Pompei (2) – I miti degli affreschi

In un post precedente abbiamo ammirato gli affreschi appena scoperti a Pompei in un’abitazione che forse era di proprietà di un noto uomo politico del tempo: Aulo Rustio Vero.
Abbiamo anche scoperto che le scene mitologiche degli affreschi non avevano solo la funzione di abbellire le stanze, ma probabilmente erano anche uno spunto di conversazione.
Quindi, se gli affreschi vi hanno incuriosito o nel caso doveste mai incontrare Aulo Rustio Vero e i suoi ospiti, cerchiamo di approfondire i miti che hanno ispirato questi dipinti: così anche noi potremmo partecipare alla discussione 😉

Innanzitutto bisogna sapere che le scene sono ispirate alla guerra di Troia che venne combattuta dagli Achei (cioè le popolazioni che si stabilirono nel Peloponneso intorno al 1500 a.C.) contro la ricca città di Troia, che si trovava in Asia Minore. Queste vicende sono state raccontate da Omero nel poema intitolato Iliade. Ilio era infatti l’antico nome della città di Troia.
L’altra cosa importante da sapere è che i miti raffigurati nel salone di Pompei hanno come protagonisti due membri della stessa famiglia. Si tratta di Paride e di Cassandra, entrambi figli di Priamo, il re di Troia.

Elena e Paride – Il mito
Paride, anche se era figlio di un re, trascorse la gioventù facendo il pastore, e infatti è così che viene ritratto nell’affresco di Pompei. Un giorno, mentre accudiva il suo gregge, venne coinvolto in una lite tra ben tre dee: Afrodite, Era e Atena. Doveva decidere chi era la più bella tra di loro. Ogni dea cercò di corromperlo per ottenere il premio: una mela d’oro.
Atena gli promise la sapienza, Era il potere, Afrodite l’amore della donna più bella al mondo. Paride, che probabilmente non brillava per intelligenza, naturalmente scelse l’ultima opzione.
Quando venne inviato a Sparta in rappresentanza del padre, conobbe Elena, la moglie di Menelao, che era il re della città. Elena, per l’appunto, era considerata la donna più bella al mondo.
Afrodite, per rispettare la promessa fatta a Paride, la fece innamorare del giovane principe. Paride però non si accontentò dell’amore di Elena ed ebbe l’infelice idea di rapirla e di portarla con sé a Troia.
Naturalmente Menelao non la prese bene e dichiarò guerra ai Troiani. Iniziò così quello che forse è il più famoso conflitto dell’antichità. E  tutto per una mela d’oro…
Paride e Menelao si affrontarono in duello a Troia e in quell’occasione Paride si salvò grazie all’intervento di Afrodite.
Successivamente Paride si scontrò anche con Achille, il più coraggioso tra i guerrieri achei, uccidendolo. Inutile dire che anche in questo caso non fece tutto da solo: venne infatti aiutato dal dio Apollo.
Insomma, ormai avete capito che tipo era Paride…

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Afrodite (in alto a sinistra) protegge Paride che sta combattendo contro Menelao. A destra Ulisse osserva la scena. Sarcofago romano del II sec d.C. custodito presso il Museo Archeologico di Antalia (Turchia). Foto di Wolfgang Sauber / Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0

Apollo e Cassandra – Il mito
Cassandra era figlia di Priamo e sorella maggiore di Paride. Il suo destino, purtroppo, è tragico e triste e questo forse spiega l’espressione addolorata che ha nell’affresco di Pompei.
Secondo il mito Cassandra ricevette il dono della preveggenza (cioè la capacità di prevedere il futuro) dal dio Apollo, che si era innamorato di lei. Cassandra però rifiutò le attenzioni del dio e lui la punì: nessuno avrebbe mai creduto alle sue profezie.
E così fu.
Cassandra disse subito che mandare Paride a Sparta avrebbe portato guai, ma nessuno la ascoltò e come sappiamo scoppiò la guerra tra Achei e Troiani.
Come se non bastasse, Cassandra, rivelò a tutti che il cavallo di legno introdotto dentro le mura di Troia era un tranello e che nascondeva i soldati achei. Anche in questo caso nessuno le dette retta: la città venne bruciata e i suoi abitanti massacrati.
Il triste destino di Cassandra, però, non finisce qui: dopo la caduta di Troia venne fatta prigioniera e portata come schiava alla corte di Agamennone, re di Micene. Anche qui rimase fedele al suo personaggio: predisse al re un tragico destino e indovinate un po’… non venne creduta! Agamennone venne così ucciso da una congiura e lei subito dopo per vendetta.
Ancora oggi si usa l’appellativo “cassandra” per indicare persone che annunciano eventi (per lo più tragici) e che non vengono credute.
C’è forse qualche cassandra tra di voi?

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Affresco che ritrae Cassandra (al centro) mentre predice la caduta di Troia. A sinistra Priamo stringe tra le braccia il piccolo Paride. Sulla destra, in piedi c’è il fratello maggiore, Ettore. L’affresco è custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La foto è di © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons
La foto di copertina è di Mentnafunangann / Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0