Il Museo Archeologico di Firenze è famoso per i molti reperti straordinari che custodisce, come la Chimera di Arezzo, il Vaso François, il Sarcofago delle Amazzoni o gli oggetti egizi. Nessuno però si aspetterebbe di incontrare al suo interno… degli alieni!
In una bacheca al secondo piano, infatti, ci sono delle strane creature ad accogliere i visitatori.

Hanno volti scuri e misteriosi e corpi panciuti; sono in fila, tutti vicini, e sembrano i rappresentanti di un esercito di marziani arrivato da qualche galassia lontana per fare la guardia al museo.
Se li osserviamo un po’ più da vicino, vediamo però che il corpo è costituito da un vaso e la testa è il suo coperchio. E allora, forse, cominciano a ricordarci qualcosa…
Esatto!
Sono dei canopi, come quelli che gli antichi Egizi usavano per conservare gli organi prelevati dai corpi prima della mummificazione. Solo che questi vasi sono etruschi e quindi non contenevano parti del corpo, ma le ceneri del defunto.
Provengono dalla zona di Chiusi (provincia di Siena) e risalgono al VII-VI sec. a.C.
I volti sono stilizzati, quindi non riproducono esattamente l’aspetto del defunto, e forse è per questo che ci sembrano un po’ bizzarri. In alcuni casi il volto è addirittura costituito da una maschera applicata sul coperchio; sul vaso poi possono comparire le braccia e altri parti del corpo. Alle volte il vaso è appoggiato su un trono.
L’usanza di produrre canopi con le forme umane fu dovuta ai contatti che gli Etruschi ebbero con le popolazioni greche ed orientali; prima infatti le urne cinerarie erano dei semplici vasi con coperchio o avevano la forma di piccole case o capanne.
Gli Etruschi decisero poi di decorare anche i sarcofaghi con statue che riproducevano i defunti. Un esempio famoso di arte funeraria in cui la rappresentazione dei corpi è ancora abbastanza stilizzata è il Sarcofago degli Sposi, che si può ammirare al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Con il tempo, la riproduzione del volto e del corpo diventò più realistica, come nel caso del sarcofago di Larthia Seianti, prodotto nella zona di Chiusi intorno al II sec. a.C. e custodito anch’esso presso il Museo Archeologico di Firenze.

Per oggi l’allarme alieni è finito, ma se vi capitasse di fare un giro dalle parti di Firenze, non dimenticate di passare a salutare i nostri piccoli “marziani” etruschi!
