I Giochi Olimpici erano i più importanti giochi della Grecia antica e attiravano a Olimpia decine di migliaia di persone. Si trattava quindi di un evento che andava organizzato con cura, soprattutto in un’epoca in cui non esistevano i mezzi di comunicazione che abbiamo noi.
GLI ANNUNCI E LA TREGUA
Intanto bisognava far sapere a tutte le poleis le date esatte in cui si sarebbero svolte le gare. Era noto che i giochi si tenevano ogni quattro anni, ma i giorni cambiavano a ogni edizione. Questo accadeva perché erano scelti seguendo il calendario religioso, che li stabiliva in base ai pleniluni successivi al solstizio d’estate.
Per questo, nei mesi precedenti l’inizio delle gare, i “messaggeri di pace” percorrevano in lungo e in largo il mondo greco per informare gli atleti sulle date dei giochi e per ricordare a tutti che in quel periodo ci sarebbe stata la cosiddetta “tregua sacra”.
Le poleis in effetti erano molto litigiose e l’estate era il momento migliore dell’anno per fare la guerra. Per questo, per permettere agli atleti di partecipare ai giochi, si obbligavano le città a interrompere le ostilità. Inoltre la tregua consentiva agli atleti e agli spettatori di attraversare il territorio delle poleis nemiche senza subire conseguenze, ad esempio senza essere imprigionati.
Studiando attentamente la storia greca si scopre però che non sempre la tregua venne rispettata…
LE CITTA’ ORGANIZZATRICI
L’organizzazione e la direzione dei giochi erano contese tra due città che si litigavano il controllo sull’area sacra di Olimpia, cioè Elide e Pisa (proprio quella Pisa del mito di Enomao e Pelope). Elide ebbe la meglio e organizzò un maggior numero di giochi.
GLI ATLETI
Gli atleti dovevano arrivare a Olimpia circa un mese prima dell’inizio dei giochi, i ritardatari erano automaticamente esclusi.
Per prima cosa dovevano essere identificati e dovevano dimostrare di essere greci, di essere liberi (cioè non schiavi), di godere dei diritti dei cittadini delle poleis e di non aver subito condanne da un tribunale. Per molti secoli gli atleti furono solo maschi, alle donne era proibito non solo di partecipare ai giochi, ma persino di assistervi.
Finite le formalità burocratiche, iniziava il periodo delle prove fisiche che dovevano verificare che gli iscritti ai giochi fossero realmente all’altezza della situazione. Gli atleti venivano così sottoposti ad allenamenti durissimi, erano rigidamente sorvegliati e anche la loro dieta era controllata dagli organizzatori: consisteva in pasti a base di pane, fichi e formaggio fresco.
Nel periodo degli allenamenti gli atleti potevano rifiutarsi di gareggiare, non potevano invece farlo durante i giochi. Tirarsi indietro era considerato molto disonorevole, inoltre chi rinunciava sarebbe stato punito con una multa.
IL PUBBLICO
Gli atleti erano accompagnati dagli allenatori e dai familiari. C’erano poi i rappresentati delle poleis da cui provenivano gli sportivi, seguiti da scorte di soldati non armati. Ogni delegazione donava dei veri e propri tesori al santuario di Zeus.
Infine c’erano i semplici spettatori che giungevano da ogni parte della Grecia. Gli storici pensano che spesso fossero più di 40.000, cioè di più di quelli che poteva ospitare lo stadio per la corsa. Ovviamente non c’erano alberghi o strutture per ospitare tutte queste persone che quindi erano costrette a dormire all’aperto durante i giorni di svolgimento delle gare.
Sicuramente ne valeva la pena!

Se avete perso qualche post sulle Olimpiadi, potete recuperarlo qui:
Olimpiadi (1): come sono nate – Olimpiadi (2): il mito di Enomao e Pelope – Olimpiadi (3): il mito di Eracle e Augia – Olimpiadi (4): l’organizzazione dei Giochi – Olimpiadi (5): le discipline – Olimpiadi (6): lo svolgimento delle gare – Olimpiadi (7): e le donne? – Olimpiadi (8): la colonia di Crotone – Olimpiadi (9): Milone, il vincitore – Olimpiadi (10): curiosità in ordine sparso
Adatt. da Olimpiadi antiche www.treccani.it L'immagine di copertina è Megafono Vettori di Vecteezy
